Non mi fido del mio partner!

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Quando parliamo di fiducia, non ci riferiamo a una caratteristica che una persona possiede o non possiede, ma a un processo dinamico che avviene nelle dinamiche di relazione tra due persone, nel loro essere coppia. Seguendo la prospettiva sistemico relazionale che guida il mio lavoro in studio, l’espressione “Io mi fido di te” detta al partner la leggo con circolarità andando a capire su quali basi relazionali prende forma, di quali dinamiche si alimenta e come venga mantenuta (o distrutta) negli scambi comunicativi tra i partner.

Ruolo della storia familiare di ognuno

Prima di tutto, è importante esplorare la storia familiare di ogni persona al fine di rilevare quei mandati familiari che, silenziosamente, creano aspettative nella relazione di coppia e guidano pensieri e azioni di ognuno. In ogni coppia, infatti, si incontrano due persone, ma anche due sistemi familiari preesistenti che, se conosciuti, possono venir ben integrati e non creare difficoltà o ostacoli alla coppia. Se, per esempio, nella famiglia di origine era trasmessa l’idea che “Solo la famiglia è un posto sicuro che ti protegge”, è più probabile che nella relazione di coppia si faticherà nel guardare al partner come ad una persona a cui potersi affidare e di cui potersi fidare. O ancora, nelle famiglie dove i confini non sono ben definiti, ma dove tutti sanno di tutti, dove ognuno può entrare nella vita dell’altro è possibile che la persona non metterà al primo posto il partner, ma sentirà sempre come riferimento prioritario la famiglia d’origine.

In terapia diventa così funzionale andare a definire quali sono i confini con la famiglia d’origine riconoscendo le idee e le premesse acquisite da lì per poter così proteggere la coppia e aiutarla nel definirsi come entità autonoma.

Presenza di un dubbio 

Talvolta, invece, la mancanza di fiducia non dipende da una storia familiare pregressa, ma da un sospetto o un dubbio che porta alla creazione di un loop disfunzionale tra i partner: ho un dubbio e ti controllo, di risposta mi sento oppresso e controllato e mi chiudo, per finire io leggo questa tua chiusura come un indizio di colpevolezza. In terapia non si mira ad indagare per affibbiare colpe o responsabilità, ma ci si concentrerà sul capire quali elementi hanno fatto nascere il dubbio e su quali dinamiche relazionali esso si stia alimentando.

Fondamentale non giudicare nessuno dei due partner, accogliendo le emozioni di entrambi e aprendo uno spazio comunicativo fondamentale per una eventuale ricostruzione della fiducia reciproca.

 

https://www.youtube.com/watch?v=7fOPQU-kFtg  Anche se precedente all’era degli smartphone, questo classico mostra la radice della gelosia e del controllo che oggi si riversa sui dispositivi digitali (film “Dramma della gelosia” con Marcello Mastroianni e Monica Vitti)