“Dottoressa, ci dica cosa fare quando nostro figlio urla e scalcia senza motivo!”, o ancora “Non sappiamo più come comportarci quando fa i capricci, sembra che niente funzioni e lo calmi!” e infine “Mi sento proprio un genitore incapace e ho tanti sensi di colpa; non riesco ad aiutarlo e questo mi fa soffrire”.
Ho riportato solo alcune narrazioni tipo che spesso mi vengono raccontate da genitori con bambini da 0 a 6 anni ma che ben racchiudono, a mio avviso, una frequente difficoltà genitoriale così riassumibile:
- il genitore osserva i comportamenti e le emozioni del figlio e non sa come comportarsi;
- sensazione che nulla funzioni e che qualunque tentativo non calmi la crisi;
- percezione di fallimento e conseguente senso di colpa.
Questi tre elementi mettono a dura prova il genitore nel proprio ruolo e possono creare ostacolo nella relazione con il figlio.
Premessa necessaria (…e spesso rivelatrice!)
Il cervello di un bambino piccolo non è ancora del tutto formato; nel dettaglio, il cervello rettiliano e limbico è la parte già sviluppata, responsabile delle emozioni intense, dell’istinto di sopravvivenza e delle reazioni di attacco o fuga, ma la corteccia prefrontale, che è la parte che regola gli impulsi, ragiona e pianifica, non è completamente formata fino ai 20 anni e oltre.
Quando un bambino vive una crisi notiamo che si attiva solo la parte più emotiva e istintuale del cervello a discapito della parte più razionale. In quel momento quindi il bambino non può calmarsi da solo: non ha ancora gli strumenti fisiologici per farlo. Ecco perché, durante una crisi emotiva, risulta inutile e frustrante provare a far ragionare il bambino.
Di cosa ha bisogno il bambino durante le crisi?
Parlo di bisogno, perché è fondamentale guardare a quelle crisi e a quei momenti così esplosivi non come a dei capricci, ma come a forte manifestazioni di bisogno e di contenimento. I bambini, durante le crisi emotive, hanno bisogno di un adulto che si ponga vicino a loro con postura sicura e rassicurante, accogliendo l’emozione senza lasciarsi travolgere e senza esserne spaventato, aiutando così il bambino a co-regolarsi sull’emozione controllata dell’adulto. In altre parole, trasmettere calma e sicurezza al bambino in quei momenti lo sosterrà e lo farà sentire al sicuro. È ruolo del genitore porsi come porto sicuro nel momento in cui il figlio è nel pieno della tempesta, rimanendo poi a disposizione per una riconnessione finale.
Quando rivolgersi ad un professionista?
- Quando il genitore sente che la propria emozione non gli consente di aiutare il bambino durante le crisi
- Quando c’è molta stanchezza e frustrazione nel “sopravvivere” a queste crisi nel quotidiano
- Quando l’equilibrio di coppia risente della fatica genitoriale
- Quando si ricercano nuove strategie pratiche per gestire i momenti più emotivi.

